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La Covip fa il punto: come rilanciare la previdenza complementare? PDF Stampa E-mail
di ioPrevidenza   
martedì 23 giugno 2009

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Ripartire con nuovo slancio, sapendo che indietro non è possibile tornare. E’ lo spirito della relazione del presidente della Covip, Antonio Finocchiaro, relativa all’anno 2008. Una relazione su un settore al centro dell’attenzione, con l’esordio del sistema di previdenza complementare in Italia e una forte crisi finanziaria ed economica in corso.
I trend demografici, ha ricordato Finocchiaro, hanno reso insostenibile il precedente sistema previdenziale: indietro, quindi, non si torna, perché non è possibile farlo. E allora non rimane che proseguire, migliorando il nuovo assetto che le riforme hanno dato il sistema, ricordando che anche in questo periodo di difficoltà economica la progettazione del proprio futuro pensionistico rimane essenziale, soprattutto per i più giovani.

Un messaggio che non è facile trasmettere. Lo testimonia il numero delle adesioni, lentamente arrivato alla fine di marzo 2009 a quota 4,9 milioni, una crescita superiore al 50% rispetto al periodo pre-riforma, ma intorno al 6% su base annua. Un dato che tiene conto anche dell’uscita dal sistema di alcuni lavoratori, messi in cassa integrazione guadagni.

La penetrazione della previdenza complementare arriva al 26% tra i dipendenti del settore privato e al 30% tra i lavoratori che possono conferire il TFR in forma tacita, ma non supera il 18% tra gli autonomi e riguarda una quota praticamente marginale, e limitata alla scuola, tra i dipendenti pubblici. Un panorama che vede però anche le significative esperienze di fondi di settore che superano l’80% di adesione tra i lavoratori di riferimento, e di fondi preesistenti che sfiorano il 100% di adesioni.

Restano praticamente esclusi, oltre ai già citati dipendenti pubblici e ai lavoratori autonomi, anche le fasce più giovani della popolazione attiva, le donne, le piccole imprese e i lavoratori delle regioni del Sud.

Come fare uscire il sistema di previdenza complementare da questo impasse fatto di mancanza di informazione, diffidenza verso i fondi pensione, Finocchiaro ha ripreso alcuni possibili miglioramenti del sistema, già citati in un intervento al Senato. Tra essi, la portabilità del contributo del datore di lavoro, da estendersi anche a fondi aperti e PIP, ma anche l’ipotesi di una nuova fase di adesione automatica alla previdenza complementare, salvo esplicito dissenso del lavoratore, riprendendo quel meccanismo di silenzio/assenso che aveva sollevato molte polemiche negli scorsi anni.

Da valutare, secondo Finocchiaro, anche la non revocabilità del conferimento del TFR e un rafforzamento dei vantaggi fiscali, ad esempio rendendo detraibili i contributi versati (al momento deducibili), eliminando la tassazione sui rendimenti in fase di accumulo e migliorando i meccanismi che compensano le piccole imprese della perdita del TFR dei dipendenti.
 
Alberto Grisoni
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 25 giugno 2009 )
 
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