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Previdenza: che cosa cambierà il prossimo autunno PDF Stampa E-mail
di ioPrevidenza   
mercoledì 15 luglio 2009

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Modifiche all’assetto della previdenza complementare: se ne sente parlare ormai da mesi, e dopo gli interventi all’ultima relazione annuale di Covip sembra ormai certo che qualche modifica arriverà, il prossimo autunno. Le questioni ancora aperte sono molte, ma non è detto che tutte troveranno una soluzione.

 

La proposta di un nuovo semestre di silenzio-assenso, avanzata proprio dal presidente di Covip Antonio Finocchiaro, dovrebbe venire accolta: forse già nei primi mesi del 2010 i lavoratori dipendenti si troveranno a scegliere se mantenere o meno il trattamento di fine rapporto in azienda. Il silenzio-assenso aveva già sollevato un polverone di polemiche nella sua prima edizione, per poi riguardare solo il 3% delle adesioni alla previdenza complementare.

Il rischio è che il fenomeno si ripeta anche nel 2010, vuoi per la diffidenza dei lavoratori verso il sistema, vuoi per la mancanza di una comunicazione adeguata sul sistema previdenziale pubblico e complementare. Appare quindi indispensabile anche una nuova, e solida, campagna di informazione e comunicazione sui cambiamenti apportati dalle riforme, con un coinvolgimento diretto dell’Inps per fornire la celebre “busta arancione” con la stima della pensione futura.

All’esame anche la possibilità di rivedere la propria decisione sulla destinazione del TFR, più volte ventilata dai diversi operatori del settore: e se l’idea sembra piacere a molti, resta da vedere in che modo verrà attuata e, soprattutto, se riuscirà a convincere i lavoratori indecisi. Punta invece a ridurre le differenze tra fondi aperti e fondi chiusi l’ipotesi di estendere il contributo datoriale anche alle forme individuali, cioè fondi aperti e pip, permettendo di fatto una maggiore mobilità dei lavoratori tra i diversi prodotti previdenziali.

Un’altra strategia per stimolare le adesioni al sistema potrebbe essere quella delle agevolazioni. Se le casse pubbliche rendono difficile il ricorso a incentivi fiscali per i lavoratori aderenti, proprio la situazione economica rende probabile il varo di misure che compensino le imprese della perdita del trattamento di fine rapporto dei dipendenti.

C’è poi la questione, in sospeso da mesi, della riforma del decreto 703/96 che fissa i criteri e i limiti di investimento dei fondi pensione: il Ministero del Welfare aveva già realizzato una consultazione nel gennaio del 2008, ma con la caduta del governo Prodi e l’inizio della crisi finanziaria, con il crollo delle borse e i conseguenti tonfi di titoli e quote dei fondi, l’ipotesi di riforma è stata accantonata.
 
Alberto Grisoni
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Ultimo aggiornamento ( lunedì 05 ottobre 2009 )
 
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